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DA VEDERE

DA VEDERE

SECONDA TAPPA

SECONDA TAPPA

La seconda tappa si snoda partendo dal Santuario mariano di Bussolengo per risalire l’argine sinistro dell’Adige. In questo tratto di strada incontrerai la ricchezza di chiese antiche, capitelli e curiosità legate alla figura di San Cristoforo e Santa Maria Maddalena. Dopo il passaggio alla piccola chiesa di San Michele di Gaium, davanti alla quale sarai invitato a compiere un piccolo significativo gesto spirituale, il cammino risale fino a Rivoli Veronese.

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I Ponti di Arcè e di Settimo

I Ponti di Arcè e di Settimo

GPS: 45.480412311065855, 10.845004785049746

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I Ponti di Arcè e di Settimo furono costruiti a metà Novecento dalla SIMA (Società Idroelettrica Medio Adige).
Fino a quel momento i collegamenti tra le sponde erano assicurati da passi volanti, serviti da altrettanti traghetti, ma, la costruzione del Canale Biffis, la grande derivazione d’acqua in località Pilcante di Ala, fece diminuire a tal punto la portata dell’Adige che i traghetti divennero inutilizzabili. Lunghe trattative con la SIMA portarono alla costruzione, tra il 1951 e il 1953, dei due ponti, simili per struttura, sotto la direzione e contabilizzazione del Genio Civile di Verona. L’epoca dei numerosi impianti produttivi come mulini, segherie, magli, filatoi, alimentati dalla corrente del fiume, assieme alla secolare navigazione dell’Adige, si chiuse definitivamente con l’apertura dei ponti.

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Oratorio di San Michele Arcangelo di Arcè

Oratorio di San Michele Arcangelo di Arcè

GPS: 45.48180823714541, 10.843173100392624

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Eretto all’inizio del XII secolo, l’Antico Oratorio dedicato all’Arcangelo Michele è un edificio dall’aspetto apparentemente umile, costruito in ciottoli di fiume, composto da una sola navata con abside romanica e campanile cinquecentesco.
Sull’archivolto della porta meridionale si trova incisa una frase latina enigmatica, anticipata dal signum crucis: SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS. Si tratta di un celebre verso palindromo, che può essere letto allo stesso modo da sinistra a destra e viceversa e che, nella forma più diffusa, organizza le lettere a forma di quadrato. La curiosa composizione, attestata fin dall’età romana, è stata interpretata in molteplici modi attribuendole origini cristiane, ebraiche, gnostiche o magiche, ma anche intravvedendo risvolti matematici.
È possibile più di una traduzione: “il coltivatore di un pezzo di terra (AREPO) con l’opera sua mantiene le ruote (ovvero i Conventi)”. Ma Anche: "Iddio (SATOR, il creatore) domina e regge (TENET) le opere del creato (ROTAS OPERA) e quanto la terra produce (AREPO, aratro)".
Nel Medioevo la formula appariva anche su amuleti con lo scopo di prevenire o curare le malattie. Allo stesso modo, il motto presso la chiesetta di Arcè potrebbe essere stato usato a protezione dell’edificio sacro e in forma scaramantica: una frase magico-rituale che doveva estendersi alle persone che oltrepassavano la soglia.
L’interno dell’oratorio accoglie il visitatore con la sua semplice bellezza: ciò che rimane della decorazione pittorica sulle pareti è, infatti, di considerevole importanza per la raffinata qualità di alcuni brani di affresco attribuiti alla cerchia di Altichiero, noto artista veronese del Trecento: in particolare quelli situati sul giro absidale di cui si riconosce una testa di Santa, San Michele Arcangelo nell’atto di pungolare con una lancia i dannati spinti all’inferno - nella mano sinistra tiene una figurina umana che posa su di una grande bilancia, sostenuta dalla mano divina, in attesa di essere pesata e giudicata - e San Bartolomeo. Lungo le pareti la Madonna è doppiamente ritratta mentre allatta Gesù bambino e nella sua veste di Misericordia, sotto il cui mantello si raccolgono i devoti in preghiera. Sopra l’altare, a sostituzione dell’antica pala andata perduta, c'è una gigantografia di un moderno San Michele.

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Santa Lucia di Pol

Santa Lucia di Pol

GPS: 45.4998923180899, 10.821620405943086

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La Chiesa viene ricordata già nel 1184 quando, come tutto il territorio di Santa Lucia, si trovava sotto la giurisdizione del Vescovo di Verona. Divenne centro regolare di culto nella seconda metà del Cinquecento e rimase sotto l’autorità vescovile fino al 1867. Quando nel 1949 la località ottenne dignità di parrocchia fu necessario costruire una nuova chiesa perché l’Antico Oratorio Romanico di Santa Lucia, che nei primi del Novecento veniva usato anche come scuola, risultava ormai abbandonato e bisognoso di restauri.
Oggi la Chiesetta di Santa Lucia accoglie di nuovo i fedeli, mostrando lungo le pareti i pregevoli resti di affreschi del tardo medioevo. Molti i Santi raffigurati assieme a rappresentazioni mariane e a quella della crocefissione. Nella parete posteriore della Chiesa si erge il piccolo campanile che possedeva una sola campana e sul quale funzionava un orologio. La tradizione racconta che Napoleone, dai colli di Piovezzano, vi leggesse le ore con il binocolo durante la battaglia di Rivoli.

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San Cristoforo

San Cristoforo

Protettore dei viaggiatori

Protettore dei viaggiatori

All’interno di Santa Lucia di Pol e sul campanile di San Michele Arcangelo di Gaium spicca la figura di San Cristoforo. Il nome significa “portatore di Cristo”, per questo è raffigurato con Gesù bambino sulle spalle: un gigante che impugna nella mano destra il bastone, mutato in ramo di palma, che tiene il bambino sulla spalla sinistra mentre questo lo abbraccia.
Martirizzato intorno al 250 d.C., anche San Cristoforo è un Santo legato ai fiumi, per una leggenda che lo immagina come un colosso, burbero e solitario, che faceva il traghettatore. Questa narra che una notte un bambino chiese al gigante di portarlo alla riva opposta. Anche se piccolo e leggero, il povero gigante, man mano che guadava il fiume, sentiva che il peso del bambino aumentava e le acque si facevano sempre più impetuose, finché riuscì a portarlo nella riva opposta stremato dalla fatica. Fu in quel momento che il bambino svelò la sua identità, aggiungendo che portando il Cristo, a sua volta, aveva portato il peso del mondo.
San Cristoforo veniva invocato contro la “mala morte”, quella accidentale, che non lascia il tempo di un pentimento in extremis. Per la pietà popolare, un’invocazione al Santo era sufficiente per preservare il devoto da incidenti durante la giornata.
Nell’affresco di Santa Lucia di Pol il bambino è vestito con una tunica rossa su cui porta uno svolazzante mantello foderato di pelliccia d’ermellino, la stessa pelliccia che riveste anche il manto del Santo.

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Le acque termali

Le acque termali

GPS: 45.49996714195051, 10.821594548553701

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Esiste un vasto territorio di pianura compreso tra Sant’Ambrogio, San Pietro in Cariano, Pescantina, Pastrengo, Lazise, Bardolino, Peschiera e Castelnuovo, in cui dai numerosi pozzi scavati nei sedimenti alluvionali sorgano acque calde che raggiungono temperature variabili tra i 15 e 52 ºC. Due in particolare quelli attivi vicino alla Chiesetta di Santa Lucia, in località di Ospedaletto, il Pozzo di Acquardens e il Pozzo di Villa Quaranta.

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Santa Maria Maddalena

Santa Maria Maddalena

Patrona dei penitenti

Patrona dei penitenti

Patrona dei penitenti

Maria Maddalena è erroneamente ricordata come una prostituta redenta, ma nei Vangeli non vi sono tracce che la fanno pensare tale. L’idea iniziò a girare intorno al VI secolo. Maria Maddalena, discepola guarita da Gesù (Lc 8,1-3), può essere considerata la prima pellegrina cristiana di Terra Santa, perché si recò al Santo Sepolcro, per scoprire che Gesù non era morto, ma risorto (Gv 20,11-18). A motivo di questo speciale incontro avuto con il Maestro, che l’ha inviata agli apostoli ad annunciare di averlo incontrato facendola prima testimone del Risorto, è stata chiamata da San Tommaso d’Aquino “apostola degli apostoli”. Per questo Papa Francesco ha voluto elevare al grado di “festa” la memoria obbligatoria del 22 luglio nel calendario romano.
Una tradizione antica racconta che abbia evangelizzato molti territori della Provenza con i fratelli Marta e Lazzaro ed altri compagni, dopo essere sbarcati a Saint Marie de la Mer. La Provenza è costellata di memorie dedicate a questi primi evangelizzatori, tanto che alcune chiese conservano importanti reliquie e sono diventate, lungo i secoli, mete di pellegrinaggio.

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Traffico fluviale e commercio del marmo

Traffico fluviale e commercio del marmo

Il legame tra Verona e il marmo è antichissimo, in particolare grazie al rosso ammonitico e il biancone delle sue alture che colorano da secoli la città. L'escavazione e la lavorazione della pietra si sviluppò fin dall’epoca romana. Dal Cinquecento emersero delle famiglie di marmisti, o “taiapreda” come si diceva allora, ben introdotte nei commerci con Venezia e l’oltralpe, verso cui spedivano imbarcazioni cariche di pietre sbozzate o lastre di pietra viva, ma anche opere finite, come gli altari per le chiese o i monumenti funerari.
Il porto principale era quello di Pescantina, ma venivano usati anche quelli minori, come quello di Ponton. Inoltre, la forza della corrente del fiume alimentava gli impianti delle segherie di marmo che si svilupparono così lungo il corso dell’Adige.
Verso la fine del Settecento la polvere da sparo e, successivamente, la segatura meccanica, consentirono al settore della pietra di svilupparsi. In Valpolicella la lavorazione del marmo si allargò da Sant’ Ambrogio verso l’Adige, interessando l’area compresa da Sega di Cavaion a Dolcè, e anche quella del Caprinese, trasformando il paesaggio in un vasto polo industriale per il marmo.

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Chiesa di San Michele di Gaium

Chiesa di San Michele di Gaium

GPS: 45.556109552841725, 10.829260578958714

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Eretta nel 1562, la Chiesetta è costruita su una più antica del XII secolo ed è affiancata da un cimitero. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale fu bombardata e, andata parzialmente distrutta, venne abbandonata. Tra il 1950 ed il 1951 una parte di Chiesa cinquecentesca venne ricostruita, restituendo così alla comunità un luogo in cui raccogliersi in preghiera. Di età romanica resta il campanile, su cui svetta la figura affrescata di San Cristoforo che trasposta Gesù bambino sulla spalla, la cui vista doveva rassicurare i naviganti che scendevano lungo l’Adige. Dal 2005 la Chiesetta è stata presa a cuore dall’Associazione BALDOfestival che negli ultimi anni ha portato a termine una campagna di studi con scavo archeologico e il restauro della struttura e degli affreschi.

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La Presa di Sciorne presso la chiusa di Ceraino

La Presa di Sciorne presso la chiusa di Ceraino

GPS: 45.56363616126571, 10.828080386069617

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Il Consorzio di Bonifica Veronese a Gaium è proprietario di un’importante centrale di derivazione e della storica Presa in località Sciorne di Rivoli, realizzata fra il 1906 e il 1914 alla Chiusa di Ceraino, cioè la stretta gola dove l’Adige attraversa le pareti verticali tra il Monte Pastello e i colli intorno a Rivoli. Ancora perfettamente funzionante, la presa svolge un ruolo fondamentale nella gestione idraulica del territorio, immettendo l’acqua nel Canale Agro Veronese, scavato sulla destra dell’Adige, che arriva nei pressi del Chievo dove si divide in direzione di San Giovanni Lupatoto e Sommacampagna; dal 15 aprile al 30 settembre di ogni anno il Consorzio preleva l'acqua dell'Adige per irrigare i campi. Dalla località di Sciorne ha inizio una galleria scavata nella roccia che si congiunge al regolatore di Rivolti, da dove parte il canale.
Salendo dalla Croce di Gaium verso la Strada della Rocca, s’oltrepassa il punto in cui il canale inizia il suo corso a cielo aperto.

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La Croce di Gaium

La Croce di Gaium

GPS: 45.55112819400355, 10.823996956215804

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Scolpita nel 1790 dalla Bottega di Antonio Tinelli, famoso lapicida di Lubiara in frazione di Caprino, la Croce di Gaium appartiene alla numerosa serie di “croci della passione” che si trovano ai crocicchi di tante località di quest’area del Baldo. La croce venne realizzata in rosso ammonitico e ripropone le consuete raffigurazioni degli strumenti della passione: lance incrociate, tunica, tenaglia e martello, a cui s’aggiungono, soprastanti, il patibolo, i dadi con i quali i soldati di guardia tirarono a sorte la tunica di Gesù, e il gallo, allusione al diniego di Pietro ed al suo pentimento.

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Il Parco Eolico di Rivoli

La Presa di Sciorne presso la chiusa di Ceraino

GPS: 45.56041607566962, 10.809626721678372

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Il Sentiero di Maria, risalendo da Gaium a Rivoli, fiancheggia il Parco Eolico di Rivoli Veronese realizzato sul Monte Mesa che offre la particolarità di osservare prati ricchi di orchidee selvatiche. Dal 2013 le pale installate ruotano quando la velocità del vento è tra i 3 e i 24 metri al secondo raggiungendo la massima produzione di energia dagli 11 ai 24 metri al secondo. Il Parco è dotato di un “percorso didattico” che permette di documentarsi sulle particolarità tecnico-ambientali del sito, grazie a pannelli e didascalie di spiegazione dell’impianto eolico e delle specie floreali. Dalla sua inaugurazione l’impianto soddisfa il fabbisogno energetico di circa 5.000 famiglie all’anno. Vengono così risparmiate annualmente 2.750 tonnellate di petrolio e 6.400 tonnellate di Co2.

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Forte Wohlgemuth

Forte Wohlgemuth

GPS: 45.57460032877372, 10.818444842723508

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Il Forte di Rivoli fu costruito tra il 1850 e il 1851 su ordine del Feldmaresciallo Radetzky, in cima alla collina chiamata Monte Castello, e venne intitolato "Wohlgemuth" in onore di un generale austriaco distintosi nella prima guerra d’indipendenza. Con quelli di Ceraino e di Monte difendeva le strade che da Affi, passando a Rivoli, collegavano il Lago di Garda all'Adige.
Originariamente edificato per proteggere i confini austriaci (quindi rivolto a sud) con la conquista italiana venne completato fortificando la parte esposta a nord. A quest’ultimo adattamento si deve l'attuale forma cilindrica della fortezza. Oggi il Forte e il complesso circostante di fortificazioni ospitano un Museo della Prima Guerra Mondiale con l'esposizione di reperti e documenti.